Died

Giacomo Dorigo - PassagesOn October 3, in tragic circumstances, our dear Vajra brother, Giacomo Dorigo, left us.

Giacomo had met the Master in Kathmandu, Nepal, in September 1997, while he was on a journey accompanied by his maternal uncle and aunt. A friend who was with him during the first day of teaching tells us that, at the sight of the Master, Giacomo burst into tears, spontaneously and intensely, perhaps expressing the strong emotions that those he was close to were familiar with.

After this he had also attended other communities, experiencing for some time, as he told us, even the philosophy of atheism and then returning to the Dzogchen teaching with more conviction.

Giacomo had a brilliant mind that drove him to search for the meaning of each aspect of human existence. Sensitive and restless, he had studied clarinet at the Conservatory and the Chinese language at university. After working for twelve years in a cooperative for Venice University in Italy, about two years ago he suddenly and resolutely decided to leave his way of life in Venice and dedicate himself to another.

It was then that he began to participate very actively in the life of the Community, devoting himself with enthusiasm to the Khaita dances for which he proved to have a special talent. In movement Giacomo expressed all his energy, sharing with other practitioners the joy of the dance and the sense of union and harmony that Khaita brings.

Thus, “dancing”, he lived for several months in Tenerife contributing to the construction of the new Gar and taking on, thanks to his efforts, the role of master builder. A role that he left last spring, wishing, once again, to find a new path.

Many of us thought that by leaving behind the rhythm and routine of Venetian life, he had found some peace of mind in the dimension of travel and the novelty of living abroad. Both in his native land and in places where he lived in recent years, he never lacked the love and support of his family and of some students who really cared about him.

Giacomo was a person seemingly very cheerful and certainly many people will remember his congeniality, his gentleness, that particular way of joking he had, his energy, his many dreams and naturally the way he considered the teaching as a source of true knowledge. Giacomo showed this joyful side of himself, but he had a deep and unfathomable side in the shadows that he did not accept and did not know how to care for and at certain times it turned him into a man tormented by a deep “mal de vivre”. Thus, even though he had practiced the dharma for a long time, he could not overcome the hidden and terrible suffering that afflicted him.

We want to remember him wearing his dance costume, smiling and energetic.

We want to remember his enthusiastic contribution to the Community. In the words of our precious Teacher: “The only thing we can do is to do the practice and dedicate it to him.”

Venice Gyamtsholing Community

Il 3 Ottobre in tragiche circostanze ci ha lasciato il nostro caro fratello del Vajra Giacomo Dorigo.

Giacomo aveva incontrato il Maestro a Kathmandu, in Nepal, nel settembre del 1997 durante un viaggio che aveva intrapreso accompagnato dallo zio e dalla zia materni. Un amico che era con lui durante la prima giornata di insegnamenti racconta che, alla vista del Maestro, Giacomo era scoppiato in un commosso e profondo pianto, esprimendo forse quella forte emotività che, chi gli è stato vicino, ha conosciuto.

Aveva, in seguito, frequentato anche altre comunità, sperimentando per un certo periodo, come lui stesso raccontava, persino la filosofia dell’ateismo per ritornare infine all’insegnamento dzogchen con più convinzione.

Giacomo aveva un’intelligenza brillante che lo spingeva a ricercare il significato di ogni aspetto dell’esistenza umana. Sensibile e inquieto, aveva studiato clarinetto al Conservatorio e lingua cinese all’università. Dopo aver lavorato per dodici anni presso una cooperativa per l’Università di Venezia, circa due anni fa aveva deciso di lasciare la vita veneziana e dedicarsi ad altro con un atto deciso e improvviso.

E’ stato da allora che ha cominciato a partecipare molto attivamente alla vita della Comunità dedicandosi con passione alle danze Khaita per le quali dimostrava di avere una dote particolare. Nel movimento Giacomo esprimeva tutta la sua energia, condividendo con gli altri praticanti la gioia della danza e quel senso di unione e armonia che le Khaita trasmettono.

Così, “danzando”, ha vissuto diversi mesi a Tenerife contribuendo alla costruzione del nuovo Gar e assumendo, grazie al suo impegno, il ruolo di capomastro. Un ruolo che ha lasciato in primavera desideroso, ancora una volta, di trovare una nuova strada.

Molti di noi hanno pensato che, lasciata la regolarità e la routine della vita veneziana, avesse trovato nella dimensione del viaggio e delle novità che comportava la vita all’estero, una certa serenità. Sia nella sua terra d’origine, sia nei luoghi dove ha vissuto negli ultimi anni, non gli è mai mancato l’affetto e l’appoggio dei suoi cari e di alcuni praticanti che gli hanno voluto particolarmente bene.

Giacomo era un ragazzo apparentemente molto allegro e certamente tanti ricorderanno di lui la simpatia, la dolcezza, quel modo particolare di scherzare, l’energia, i tanti sogni e certamente il suo seguire l’insegnamento come fonte di vera conoscenza. Giacomo mostrava di sé l’aspetto gioioso ma c’era in lui un profondo e insondabile lato in ombra che lui stesso non voleva e non sapeva curare e che in alcuni periodi lo trasformava in un uomo tormentato da un profondo “male di vivere”. Così, malgrado da tempo praticasse il dharma, non è riuscito a sopraffare la celata e terribile pena che lo affliggeva.

Noi vogliamo ricordarlo con indosso il suo costume da danzatore, sorridente ed energico.

Vogliamo ricordare il suo entusiastico contributo alla Comunità. Nelle parole del nostro prezioso Maestro:”L’unica cosa che possiamo fare è fare la pratica dedicandola a lui”.

Gyamtsholing

 

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